ndossare i tacchi regolarmente anche solo per tre anni puo' provocare uno squilibrio dannoso ai piedi. Almeno questo e' quanto emerso da uno studio della Hanseo University in Corea del Sud, pubblicato sull'International Journal of Clinical Practice. I ricercatori hanno esaminato l'effetto delle scarpe con i tacchi alti dai 10 centimetri o piu' su 40 donne che le indossano regolarmente, almeno tre volte a settimana.
In particolare, gli studiosi hanno misurato la forza delle caviglie delle donne e hanno scoperto che due dei 4 muscoli principali diventano dominanti gia' dopo uno o massimo tre anni. "Questi risultati - hanno detto i ricercatori - suggeriscono che, in un primo momento, i tacchi alti possono rinforzare i muscoli della caviglia, ma l'uso prolungato alla fine provoca uno squilibrio muscolare, un fattore predittivo cruciale di infortunio della caviglia". Tra le conseguenze dell'uso prolungato dei "trampoli", gli scienziati hanno annoverato i piedi deformati, mal di schiena e modelli malsani di camminata.
Mentre il piatto tipico della cucina giapponese dilaga anche nel nostro paese diventando una vera e propria tendenza, in molti si sono posti il problema: sushi e dieta vanno d’accordo? Il dilemma nasce dalla composizione stessa del sushi: pesce crudo e sopratutto il riso che, essendo un cereale e quindi contenendo un’alta quota di carboidrati, viene spesso stigmatizzato come una fonte di calorie e grassi. In realtà è necessario chiarire subito alcune cose: i carboidrati sono zuccheri. Sono almenti calorici, ma non contengono grassi. E il pesce, che nel caso del sushi e del sashimi è crudo, contiene essenzialmente proteine e grassi insaturi preziosissimi per il nostro organismo. Ciononostante, non si può definire il sushi un alimento “dietetico” in senso stretto: anche se un rotolino di pesce, alga, riso e avocado conterebbe tra le 150 e le 180 calorie, il sushi non si può dire un alimento ipocalorico. Questo perché, quando si mangia il sushi, al ristorante o da asporto, difficilmente s...

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